giovedì 13 settembre 2018

Corte dei Venti, un'azienda eccellente. A scriverlo è Gianmarco Nulli Gennari su Vinodabere

Anche se il primo Brunello della Corte dei Venti di Clara Monaci è del 2007 questa azienda ha raggiunto presto lo status di eccellenza, accanto a nomi più celebri e dalla storia molto più antica. Grazie al suo entusiasmo e a una passione davvero contagiosa Clara ha visto crescere la sua creatura anno dopo anno, ottenendo premi e riconoscimenti. Corte dei Venti, coi suoi vini classici, ariosi e sempre più espressivi, oggi è stabilmente un marchio di prima grandezza nell’affollato e competitivo panorama di Montalcino.

Il corpo aziendale, nato nel 2011 da una costola della cantina Piancornello il cui titolare è Claudio Monaci, fratello di Clara, si trova a sud est del Comune
di Montalcino, tra le frazioni di Castelnuovo dell’Abate e Sant’Angelo in Colle, proprio sotto il monte Amiata, tra i 100 e i 400 metri s.l.m. Le terre sono rosse, composte di argilla calcarea e ferrosa, con apporti minerali e vulcanici; il nome deriva, come è facile intuire, dalle brezze in prevalenza marine che soffiano costantemente su questa collina, evitando nebbia e umidità nonostante le frequenti piogge primaverili e salvaguardando la sanità e gli aromi delle uve.
Cinque ettari di vigna, di cui più della metà iscritta all’albo del Brunello, allevata a cordone speronato. In cantina, botti grandi da 25 hl per il Brunello, tonneaux e barriques per il Rosso di Montalcino e gli altri vini. La macerazione varia da un minimo di due settimane a circa un mese per il Brunello.


La visita alla cantina di Clara, avvenuta a fine luglio, mi ha consentito di riassaggiare le ultime annate in commercio e anche il Brunello 2012, considerato da molti tra i migliori della denominazione.

Silvana Toscana Rosso IGT 2015. È l’ultimo nato di Corte dei Venti, dedicato alla mamma di Clara. Ed è un piccolo “supertuscan” molto convincente: blend di Sangiovese Grosso (50%), Cabernet Sauvignon (20%), Merlot (20%) e Syrah (10%), ha un naso franco e piacevole di bacche scure (mora e mirtillo), accompagnate da terra bagnata e spezie (pepe); il tannino è molto fine e piacevole, si avverte un po’ il calore tipico dell’annata ma è ben contrastato dall’acidità; la chiusura è leggermente asciutta e non lunghissima, ma è un vino fragrante, gastronomico e molto aderente al territorio nonostante l’apporto delle uve francesi.

Rosso di Montalcino 2016. Il Rosso 2015 è stata considerato quasi all’unanimità uno dei migliori di tutto il comprensorio, grazie a un sorso vibrante e a una cura meticolosa dei dettagli. Questo 2016, per ora, è in una fase un po’ interlocutoria, dai profumi di tabacco e frutti rossi, lieve volatile, alcol, salsedine; molto succoso al palato, ricco e vigoroso, sapido, agrumi e china in persistenza, ma al momento sembra non esprimere tutte le sue potenzialità.

Brunello di Montalcino 2013. Olfatto importante, con spezie, sottobosco, fiori secchi, macchia mediterranea, con leggere note tostate e vegetali. La bocca sontuosa mi fa trattenere a stento dal gridare al piccolo capolavoro: equilibrata ma molto espressiva, grande sintonia col terroir, dal frutto succulento colto a perfetta maturazione, con tanta ciccia ma senza impuntature tanniche, salino, scorrevole, ampio e allo stesso tempo dinamico, dal bell’allungo finale fresco e agrumato. Tonico e disinvolto, una vera goduria.

Brunello di Montalcino 2012. Naso minerale, affumicato e speziato, con cenni di tabacco da pipa, alloro e menta. Il frutto è un po’ in secondo piano anche nel sorso, meno levigato ed elegante, più strutturato e spigoloso del 2013, anche se mantiene vivacità, dinamica, succo e acidità. Recupera in chiusura con una visciola matura; la scia minerale ferrosa e le spezie dolci indicano forse un’annata più calda e meno equilibrata della successiva. Ma è più gentile di molti altri 2012 degustati.

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