martedì 11 aprile 2017

Considerazioni sull’annata 2016

Brunello di Montalcino annata 2016
Il 2016 è stata un’annata di difficile interpretazione a Corte dei Venti. La stagione primaverile si è dimostrata piovosa alternata a giornate soleggiate, l’estate è venuta molto calda facendo cadere le foglie basali delle piante. Le viti hanno subito un stress idrico che fino alla maturazione gli ha permesso di avere frutta con un’ottima sintesi polifenolica e aromatica. Reduci dal un 2015 straordinario ci siamo portati dentro le gemme un grosso carico di qualità che si è conservato lungo un inverno non troppo rigido e poco piovoso. Il carico di uva sulle piante era abbondante e di qualità.

Le difficoltà dell’annata si sono incominciate ad avere con le prime piogge; i terreni sono rimasti bagnati e l’umidità ha portato a far germinare le oospore della peronospora, mentre l’oidio durante la sua stagione ha declinato l’invito in vigna. I trattamenti sono incominciati un po’ in anticipo ma si è cercato di ritardare gli interventi consentendo di rispettare la salubrità delle piante ed di intervenire con qualche passaggio in meno con mezzi pesanti per non compattare il suolo.
Gli interventi in verde, compresi la cimatura, sono stati effettuati a mano cercando di accucciare dove è stato possibile i germogli formati per creare un ombreggiamento dei grappoli che erano esposti a ovest. Corte dei Venti vanta di aver degli impianti di vigneto larghi che consentono di catturare tutta la luce di cui la pianta ha bisogno, ma bisogna stare attenti alle scottature.
La gestione del suolo è stata di mantenimento dell’acqua in primavera lasciando un inerbimento spontaneo di graminacee come l’avena spontanea, per poi lavorare il terreno durante l’estate in superficie apportando microssigenazioni per dare aria e acqua rompendo i capillari del suolo.
La vendemmia è incominciata l’ultima decade di settembre. Abbiamo voluto aspettare la raccolta portando i grappoli in surmaturazione. Vogliamo raccogliere i grappoli con il massimo grado di qualità, per cui avendo avuto una formazione abbondante della parete vegetativa la maturazione camminava gradualmente grazie ai freschi venti di tramontana che consentono sintetizzare aromi e polifenoli.

Raccolta l’uva si è pensato alla gestione della fermentazione. Non ci piace controllare troppo le temperature, crediamo che esse appiattiscano il bouquet del vino. Cerchiamo solo che le temperature non superino i 30°C, e per il loro controllo ci affidiamo a continui rimontaggi all’aria e delestages per rompere delicatamente i canali del cappello che solidifica e si alza in fase di fermentazione e per rinnovare il liquido nelle vinacce favorendo l’estrazione del colore, tannini e aromi.
Finita la fermentazione si svinano le vasche pressando le vinacce, preferiamo reintegrare i vini pressati con il vino fiore perché gli aromi presiedono nella buccia. Il risultato è stato quello di avere vini leggermente più aggressivi, aromatici, freschi che col tempo diventano gentili.
Le malolattiche quest’anno hanno avuto un decorso lento e regolare lavorando anche a temperature molto basse. Sono iniziate a fine ottobre e sono terminate a fine gennaio. A fine malolattica abbiamo avuto un cambiamento della tonalità del colore tipica del sangiovese e un bouquet che ricordava le noci o per chi è appassionato di funghi le mazze di tamburo, in sintesi un armonizzazione del vino.
Ora il vino riposa fino a quando non sarà pronto per essere imbottigliato. Al momento opportuno lo affiniamo con travasi per decantazione, separando le fecce naturali dal vino.

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