mercoledì 23 marzo 2016

Saranno Famosi – Brunello 2011 Corte dei Venti

Benvenuto Brunello 2016 Agrodolce Awards: i nostri premi.
di Alessio Pietrobattista
Come ogni anno Agrodolce è presente all’anteprima di uno dei vini più importanti nel panorama nazionale, il Brunello. Al vaglio l’annata 2011, annata calda e siccitosa che però ha visto buoni risultati nella denominazione, dimostrando quanto i produttori abbiano imparato a gestire al meglio annate estreme dal punto di vista climatico, tanto da far propendere per la valutazione di 4 stelle da parte del Consorzio.
L'ANTEPRIMA DI BENVENUTO BRUNELLO QUEST'ANNO HA OTTENUTO L'EFFETTO DI UNA GENERALE RIVALUTAZIONE DELL'ANNATA 2011 Valutazione che mi trova maggiormente concorde rispetto ad esempio alle medesime stelle assegnata alla 2009, soprattutto perché affianco ai Brunello 2011 era presente una folta schiera di Brunello Riserva 2010. Risultato? Le aspettative verso questi ultimi sono state in parte disattese con molti vini in cui si sono riscontrati eccessi tannici e legno invasivo da un lato, oppure vini troppo scarichi e senza il necessario plus che la tipologia dovrebbe avere. L’effetto ottenuto è stato di generale rivalutazione della 2011 come addirittura superiore alla 2010, rivalutazione che non mi trova concorde (a parte casi specifici): la 2010 è effettivamente una grande annata e per me superiore alla 2011, è la Riserva a mettere in discussione questo gap. Questo perché è naturalmente una tipologia complicata per i lunghi affinamenti e, a volte, lo è resa ancor di più perché per alcuni produttori è sinonimo di affinamenti diversi e maggiormente invasivi rispetto alla tipologia annata. Insomma: Biondi Santi non ci si inventa da un anno all’altro, la Riserva per essere percepita come tale deve avere un plus che non derivi solo dalle tecniche di cantina. Ma anche tra i 2010 ottime cose si sono trovate, scopriamole insieme.

1-Premio: Riserva senza Riserve – Brunello Riserva 2010 Fattoi. Una riserva convincente quella della famiglia Fattoi, un vino che ha tutto quello che serve per inserirsi al tavolo dei grandi della denominazione. Possente, paradigmatico del Sangiovese ilcinese, dall’estrema gioventù e carattere sfoderati al naso con il frutto integro e coinvolgente, il tannino possente ma saporito e lungo. Insomma: compratelo. Anche perché costa cifre umane per la tipologia e rischierebbe di durare un’eternità.

2-Premio: Buonissima la prima – Brunello Riserva 2010 Pietroso. La prima riserva di Gianni Pignattai e Cecilia Brandini mostra subito di che pasta è fatta. Un vino pieno, carnoso, con un frutto scuro, visciola in primis, e cenni fumè che impreziosiscono olfatto e sorso. Struttura imponente, un vino dalle spalle larghe che sa muoversi con disinvoltura, senza eccessi e sbavature. Per chi ama sensazioni forti, senza perdere di vista l’eleganza.

3-Premio: Altezza è mezza bellezza – Brunello 2011 Vecchie Vigne Le Ragnaie. Ok, i vini dell’azienda di Riccardo Campinoti mi piacciono di solito e il dualismo con la selezione Fornace per questa annata non è in discussione a mio giudizio Questo grazie alle vecchie vigne che lambiscono il passo del Lume Spento, il punto più alto di Montalcino a 621 metri (oltre il limite massimo della denominazione), che in un’annata come questa hanno permesso di ottenere un Brunello di grande dinamicità ed eleganza, ancora chiuso all’olfatto e restìo a concedersi ma in cui la componente sassosa e il soffio quasi salmastro amplificano un sorso ampio e sapido. È il sorso a parlare e lo fa in modo chiaro e netto.

4-Premio: La classe non è acqua (soprattutto quando ha piovuto poco) – Brunello 2011 Vigna Loreto Loreto Mastrojanni. La classe è quella di presentare vini di tal fattura anche in annate apparentemente difficili. Eleganza pura, seta al palato, fiori e frutti rossi e l’immancabile arancia che è marchio di fabbrica di Castelnuovo dell’Abate. Verrebbe voglia di avere un secchio al posto del calice da degustazione ma vi dovrete accontentare di godervelo in un contenitore ben più piccolo e adatto ad esaltarne le sfaccettature. Non vorrete mica sfigurare di fronte a questo vino elegantissimo? Parbleu!

5-Premio: Certezze che non crollano – Brunello 2011 Canalicchio di Sopra. Una certezza tra i Canalicchi è l’azienda di Francesco Ripaccioli. Il suo è un Brunello nitido, netto, perfettamente a fuoco, bilanciato, elegante, un profluvio di erbe aromatiche e sensazioni rocciose che si ritrovano anche al sorso, progressivo e coinvolgente. Una sicurezza anno dopo anno che ormai proietta questo vino tra i top della denominazione.

6-Premio: Grazie dei fiori – Brunello 2011 Le Chiuse. Eh sì, tante grazie a Lorenzo Magnelli. Perchè questo vino un’esplosione di fiori, di viola e rosa su tutti, poi amarena e cassis, soffio salmastro per una complessità davvero coinvolgente. Al palato il calore dell’annata accompagna la sapidità in un finale lunghissimo e godurioso, in perfetta beva ora e per i prossimi anni a venire. Una bellezza.

7-Premio: Un tannino della Madonna – Brunello 2011 Madonna delle Grazie Marroneto. Alessandro Mori e Lucia Nannetti, dopo l’exploit mondiale dello scorso anno con l’annata 2010, confermano che non scherzavano affatto e ci hanno preso gusto. Il Madonna dell Grazie è un Brunello di gioventù imbarazzante per potenza fruttata, tra amarena, prugna, toni fumè, salvia e rosmarino. Bocca quasi masticabile per materia, tannino imponente e ancora contratto, un sorso che ispira fiducia.

8-Premio: Ritorno al futuro – Brunello 2011 Poggio di Sotto. Benvenuto Brunello, bentornato Poggio di Sotto. L’anno scorso avevo parlato di un Brunello 2010 quasi fin troppo pronto e lineare, senza l’elettricità che mi sarei atteso. Il 2011 rimette le cose a posto, malgrado l’annata potenzialmente meno favorevole. Ha i caratteri salienti di questo Cru di Castelnuovo dell’Abate: dolcezza dell’arancia sanguinella, sensualità dei fiori, rotondità e morbidezza. Il sorso è felpato e progressivo, pieno e piacevole, anche più preciso e netto di altre versioni passate. Brindiamo!
9-Premio: uno, nessuno e più di centomila – Brunello 2011 Caparzo. Le aziende presenti quest’anno alla manifestazione erano 127, non considerando tutti coloro che non partecipano, si può avere l’idea di quanto siano frammentate le vigne di questo territorio. Coniugare qualità e numeri è quindi un gioco per pochi e quest’anno ci riesce Caparzo con un Brunello di bella prontezza espressiva, succoso e suadente, di bella scorrevolezza. 160.000 bottiglie proposte a un prezzo ragionevole (anche meno di 25 euro in enoteca)

10-Premio: Saranno Famosi – Brunello 2011 Corte dei Venti. 
Lo scorso anno molti mi avevano parlato bene dell’azienda, annunciandola come una delle aziende emergenti della denominazione. Ero stato un po’ più tiepido nel giudizio, quest’anno i passi in avanti sono stati davvero convincenti. Un Sangiovese che fa della solarità e della rilassatezza espressiva la propria cifra stilistica, tra profumi di incenso orientaleggianti, arancia e erbe aromatiche. Un Brunello in salsa mediterranea capace di ammaliare per la piacevolezza dell’insieme.

11-Menzione d’orrore: Originali sì ma non troppo, grazie – Brunello 2011 Bionasega il Poggiolo. Se siete tra i coraggiosi arrivati sin qui, avrete capito che l’approccio serioso e impostato non m’appartiene. Amo scherzare e divertirmi in modo intelligente e ironico. C’è sicuramente ironia dietro il nome dato a questo vino, una sorta di rivalsa verso la ricerca esasperata del bio a tutti i costi. A prescindere dagli aspetti qualitativi, trovo poco ironico e goffamente dissacrante il Bionasega, soprattutto sull’etichetta di un vino che vanta prestigio, tradizione e storia come quella del Brunello. Il biologico è una gran cosa e penso che produrre qualsiasi vino, non solo Brunello, con il minor impatto ambientale e il maggior risparmio di risorse energetiche e naturali debba essere il target a cui tutti produttori dovranno puntare nell’immediato futuro. Torniamo a concentrarci sul vino buono, il più ecosostenibile possibile, poi se biologico o no ci importa una se… il giusto.

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